Il lavoro del professionista social spiegato ad amici e parenti

Quante volte hai tentato disperatamente di spiegare il tuo lavoro da professionista social ad amici e parenti? E puntualmente vieni preso in giro o incompreso?

La leggenda del “chi si occupa dei social media è un cazzeggiatore” deve finire!

Questo articolo nasce con l’obiettivo di mostrare il duro lavoro del social media marketer (e simili), una figura molto sottovalutata e sottopagata.

Lavori come social media manager ma per tua madre sei quello che aggiusta i pc e “il cazzeggiatore su facebook” per gli amici. Quindi ti ritroverai da un lato a sistemare pc e dall’altro l’invidia della gente che desidera il tuo posto: essere pagati per stare su facebook tutto il giorno.

La carriera del social media coso, un lavoro che tutti i giovani di oggi vorrebbero intraprendere. Tanto basta solamente pubblicare qualche foto, uno sconto settimanale, fare qualche complimento ai fan, solito contest banale e altre cavolate. Che ci vuole, tutti possono farlo!

Non ne sarei così sicuro. Chi è convinto di ciò vede i fatti solo dall’esterno senza conoscere il backstage di una fan page. Senza conoscere il duro lavoro giornaliero di tanti professionisti.

Sto per rivelare una cruda realtà. Lo so, sono perfido! Gestire una fan page non è poi così semplice:

 

1) Bisogna conoscere almeno 7 canali.

Non esiste solo facebook ma anche twitter, google+, pinterest, instagram, youtube, linkedin ecc oltre a Vine, foursquare, tripadvisor, tumblr e altri che spuntano come funghi. Leggi Come scegliere il giusto canale social per un brand

Ognuno è diverso! Si aggiornano continuamente, vanno collegati con altri canali (come blog, newsletter, mezzi offline ecc), coinvolti nelle strategie on/offline, monitorati, tipologia differente di comunicazione. Attenzione però:

 

2) Conoscenze basilari:

– Esperto in comunicazione (empatico, ascoltatore, comunicatore)
– Culturalmente preparato
– Conoscenza della lingua dell’inglese (scritto e parlato)
– Conoscenza di base dei software/wep app di fotoritocco
– Conoscenza di linguaggi web basilari
– Conoscenza di excel (per i report/analisi/framework)
– Gestione di campagne adv
– Uso e conoscenza di dispositivi mobile
– Esperienza meccanismi web
– CMS per la gestione dei contenuti di un blog tipo wordpress

 

3) Saper gestire ogni community.

Un community manager deve saper ascoltare ogni singolo canale oltre a monitorare l’infinito web. Rispondere al singolo fan (CRM), intrattenere la massa con contenuti interessanti e mirati, gestire situazioni di crisi e alimentare conversazioni.

 

4) Creare contenuti coinvolgenti.

Prima di tutto bisogna stabilire un piano. Ogni singolo contenuto è:
– progettato secondo i meccanismi del canale
– consultato gli insights (Dati statistici sui social media: lista di siti da consultare)
– obiettivo da raggiungere
– conoscenza del target
– orario di pubblicazione
– scelta immagine/testo/hashtag con relativa comunicazione.

Una volta pubblicato il contenuto non resta che alimentare conversazioni. Mica è finita qui? Un post con un’errata comunicazione può danneggiare l’immagine del brand! Conseguenze? L’epic fail si diffonde a macchia d’olio in pochissime ore fino a raggiungere ogni mezzo di comunicazione. E per concludere sappi che a priori un post verrà visualizzato da pochi fan, quindi bisogna pensa a un contenuto non buono ma super-formidabile! Leggi I 16 errori del community manager e come dovrebbe essere.

 

5) Comprendere l’anima e l’essenza del brand che si rappresenta.

Il CM è il primo fan del brand ma deve rimanere neutrale. Viene coinvolto in tante riunioni perchè facebook (e altri) è il ponte tra il brand e il suo pubblico. Conosce ogni angolo dell’azienda, l’aria e la mentalità del brand da trasferire sui mezzi online. Converte le strategie dei colleghi marketer per ogni canale social e ha gli obiettivi sempre in mente (facebook non va usato per vendere ma per fare branding. I fan vanno conquistati con i contenuti di qualità ma non solo!).

 

6) Analisi, report e monitoraggio.

Ogni strategia va monitorata per capire cosa funziona e cosa è da eliminare. Capire a fondo come ha reagito il pubblico di fronte a un’azione strategica. Bisogna poi seguire i trend del momento, analizzare/ascoltare il brand e relativi concorrenti.

 

7) Fa personal branding.

Il professionista social oltre a gestire i canali aziendali (o quelli dei clienti se freelance) deve curare anche quelli personali. Deve confrontarsi e aggiornarsi continuamente.

 

8) Si lavora anche offline.

Si lavora e si investe tanto per costruire una buona presenza del brand online ma bisogna coinvolgere anche l’utenza offline, soprattutto se esiste una struttura fisica. Convertire il fan in cliente fisico e il cliente fisico in fan. I due aspetti non vanno mai separati. Certo, ovviamente vale anche per il proprio personal branding eh!

 

9) C’è un blog da gestire.

I social servono per conoscere i consumatori, offrire valore, diversificarsi dai competitor, migliorare i prodotti, assistenza, rafforzare l’identità e reputazione del brand, creare fiducia. I social sono anche una fonte di traffico verso il blog, un canale che ogni brand non dovrebbe mai rinunciare. Scrivere un articolo è altrettanto impegnativo oltre a dover seguire principi di seo, copy e blogging. Leggi articolo: fan page VS blog: chi vincerà il confronto?

 

In conclusione.

Ho ragione o no? Condividi l’articolo sui tuoi canali social, così i tuoi amici avranno le idee un pò più chiare (addio ignoranza) e magari la smetteranno di prenderti in giro o sognare di lavorare al tuo posto.

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Michelangelo Giannino
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Michelangelo Giannino

Founder di Fusion Lab09
Social Media Manager/Strategist - Community Manager - Digital Strategist at Genesis Mobile Italia (progettiamo le migliori soluzioni Digital & Mobile Marketing). Amo aiutare le aziende e professionisti a distinguersi dalla concorrenza, rafforzare (o creare) la propria presenza on/offline, aumentare le vendite, farsi amare dai propri clienti e trovarne di nuovi.
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